Home Racconti di degustazione In sede AIS Torino
Il Tonno PDF Stampa E-mail

Serata dedicata al tonno

 

DSC05173
DSC05174
DSC05175
DSC05176
DSC05177
DSC05178
DSC05179
DSC05180
DSC05181
DSC05182
DSC05183
DSC05184
DSC05185
DSC05186
DSC05187
DSC05188
DSC05189
DSC05190
DSC05192
DSC05193
DSC05194
DSC05195
DSC05196
DSC05197
DSC05198
DSC05201
DSC05202
DSC05203
DSC05204
DSC05205
DSC05206
DSC05207
01/32 
start stop bwd fwd
 
Il Porto PDF Stampa E-mail

Alcune immagini tratte dalla serata

 

DSC04023
DSC04024
DSC04026
DSC04028
DSC04029
DSC04030
DSC04031
DSC04032
DSC04033
DSC04035
DSC04036
DSC04037
DSC04038
DSC04039
DSC04041
DSC04042
DSC04044
DSC04045
DSC04046
DSC04047
DSC04048
DSC04049
DSC04050
DSC04051
01/24 
start stop bwd fwd
 
Le opulenze del Gewürztraminer. PDF Stampa E-mail

Si è rivelata decisamente azzeccata la scelta di proporre degli incontri monografici dedicati ai grandi vitigni, visto il costante affollamento della sede di via Giulio.

Anche la serata del 15 aprile dedicata al gewürztraminer non è sfuggita a questa regola, registrando il solito “tutto esaurito”, a dimostrazione della popolarità di cui gode e dell’interesse che suscita questo vitigno.

 

Le origini del gewürztraminer sono contraddittorie: se notizie risalenti all’anno 1000 – successivamente confermate nel 1349 da Konrad Megenberg, decano del duomo di Regensburg, e nel 1876 dell'ampelografo Goethe – la  lo vogliono presente a Termeno come mutazione dell’uva tramin (originariamente non aromatica), il Rovasenda nel 1877 e il Galet alla fine del 1900 lo collocano in Alsazia; il Bonner invece, nei suoi studi del 1857, identifica la zona del Reno come originaria di questo vitigno.

 

Di sicuro è che il gewürztraminer  presenta un grappolo piccolo, tozzo e compatto, con acino medio e leggermente allungato e buccia spessa e pruinosa, dal colore che varia dal grigio al rosso bruno. E’ un’uva di media vigoria, con produzione scarsa ma costante, caratterizzata da bassa acidità ed elevato contenuto zuccherino, che da origine a vini piuttosto alcolici e discretamente longevi.

E’ un’uva difficile da coltivare perché presenta una gemmazione precoce e una lenta maturazione. I risultati migliori li regala nelle zone a clima freddo, che consentono una maturazione lenta e adeguata. Per la sua scarsa acidità, non viene quasi mai svolta la malo lattica e la vinificazione e affinamento sono generalmente svolte in acciaio, per preservare il corredo aromatico. Viene spesso utilizzato anche produrre vini da vendemmie tardive.

 

In Italia la produzione di gewürztraminer è concentrata nel Nordest (Alto Adige, Friuli e Trentino) e trova nella zona di Termeno l’habitat ideale, con quasi 400 ettari dedicati, su terreni argilloso-calcarei, sottosuolo ghiaioso e altitudini che vanno dai 200 ai 300 metri slm.

 

In Europa si ha la presenza di gewürztraminer in molti paesi, ma sono Germania  (prevalentemente nella zone di Baden e del Palatinato) e soprattutto la Francia a offrire le versioni più convincenti e apprezzate, tutte provenienti dalla regione dell’Alsazia.

Lungo i 97 chilometri di vigneti compresi fra i Vosgi e il Reno, l’Alsazia produce altre un milione di ettolitri di vino, di cui quasi il 20% è rappresentato dal gewürztraminer. E’ impossibile fare una classificazione dei terreni, visto che la loro composizione è quanto mai eterogenea e spazia da detriti alluvionali alle sabbie, dai graniti all’argilla agli scisti…

 

Fuori dal Vecchio Continente troviamo il gewürztraminer negli USA (specialmente negli stati settentrionali di Washington e dell’Oregon), in Australia (nello stato di Victoria e in Tasmania) e Nuova Zelanda, in Cile (zona del Bío- Bío) e in Israele.

 

Otto i campioni degustati, forse tra le massime espressioni di questo vitigno.

 

IMG_0086
IMG_0087
IMG_0088
IMG_0089
IMG_0090
IMG_0091
IMG_0092
IMG_0093
IMG_0094
IMG_0095
IMG_0096
01/11 
start stop bwd fwd

 

Alto Adige Gewürztraminer Kolbenhof 2008 Hofstätter (15%)

Paglierino con guizzi dorati. Naso elegante di pesca bianca, mango, litchi, rosa gialla, cannella; note minerali di magnesie e pietra focaia. Lungo e dalla notevole progressione, presenta un’ottima corrispondenza gusto-olfattiva.

 

Alsace Gewürztraminer Cuvée Signeurs 2000 Trimbach (13,5%)

Già il colore dice che ci troviamo di fronte a una diversa interpretazione del vitigno, non solo per la maggiore età del campione. Il giallo dorato prelude a un naso opulento di rosa, litchi, frutta esotica e candita, un’evidente vena minerale. Vino dalla spiccata sapidità e dalla notevole struttura, quasi masticabile.

 

Golan Gewürztraminer 2007 Yarden (14%)

L’”intruso” della batteria, subito scoperto per via di un colore decisamente scarico e un naso tutto sommato chiuso e poco espresso. Tipici i sentori di rosa, accompagnati da note di miele, fiori d’acacia, sbuffi minerali. In bocca presenta buona freschezza e sapidità, anche se la chiusura è leggermente amarognola.

 

Alto Adige Gewürztraminer Lunare 2007 Cantina di Terlano (14,5%)

Paglierino. Il naso fa della finezza la sua carta vincente: rosa, ginestra, pesca gialla, zenzero, miele, erbe aromatiche, la notevole mineralità che rappresenta il marchio di fabbrica dell’azienda. La bocca è caratterizzata da una notevole sapidità e da un finale pieno, lungo, coerente e avvolgente.

 

Alsace Gewürztraminer Wintzenheim 2005 Zind Humbrecht (14,5%)

Sicuramente il campione dalla colorazione più intesa, giallo dorato senza compromessi. Naso intenso di frutta matura e candita ma anche dai sentori tipici di rosa e litchi; a seguire miele e note minerali di grafite e pietra focaia. In bocca si presenta di buona massa, caldo e dalla decisa vena sapida; il finale è lungo sebbene leggermente ammandorlato.

 

Rheinhessen Gewurztraminer Spatlese 2008 Manz (14%)

E’ stato il campione che ha spiazzato un po’ tutti, decisamente fuori standard rispetto agli altri vini degustati. Naso fine e poco aromatico, caratterizzato da note agrumate (bergamotto), sentori di rosa e una tenue nota vegetale. Nonostante si tratti di uno Spatlese il vino si presenta decisamente secco e quasi esile, decisamente sapido e con una spiccata acidità.

 

Alsace Gewürztraminer Vendage Tardive 1998 Hugel (14%, in magnum)

Giallo dorato paradigmatico. Al naso una leggera nota sulfurea che svanisce quasi subito per liberare sentori di frutta matura, miele, nocciola, fico, frutta secca, note balsamiche e di grafite. Bocca calda e sontuosa, sorretta da una discreta vena acida.

 

Alto Adige Gewürztraminer Terminum Vendemmia Tardiva 2007 Cantina di Termeno (10%)

Giallo dorato. Naso tipico di pesca e rosa, a cui fanno seguito sensazioni quasi caramellate, di miele, frutta matura, mela cotogna. La pur buona freschezza non riesce a sorreggere completamente la dolcezza decisamente elevata che rende il vino quasi stucchevole e non invita a troppi riassaggi.

 

mb

 
Ritorno a casa: il Nebbiolo PDF Stampa E-mail

Continuando il tema dei vitigni nobili ecco finalmente l’attesa serata con il "vitigno di casa”, il Nebbiolo.

Forse il migliore vitigno d’Italia, sicuramente uno dei più nobili al mondo. Il suo nome proviene dalla nebbia che avvolge i suoi grappoli durante il periodo della piena maturazione.

Il Nebbiolo si distingue per un ciclo vegetativo molto lungo, germoglia molto precoce e perde le foglie per ultimo: è questo il motivo per cui riesce a produrre vini di personalità molto particolare. E’ un vitigno molto esigente in quanto a terreni ed esposizioni: predilige i terreni calcarei e sabbiosi, ma soprattutto richiede di essere piantato sempre sui versanti con le esposizioni migliori.

Sono ventuno le denominazioni in cui è protagonista, dai classici Barolo e Barbaresco, Roero fino a spingersi alle denominazioni del Nord Piemonte. E’ presente anche in Lombardia (Valtellina e in piccola parte in Franciacorta), in Sardegna e in Veneto (ancora adesso Quintarelli, famoso per i suoi Amarone, produce ancora un vino a base Nebbiolo)

C’è anche qualche vino prodotto in altre parti del mondo, con risultati molto particolari, a volte stravaganti e non sempre di interesse. Motivo questo per cui il Nebbiolo si può definire autoctono puro in quanto al di fuori della sua zona di origine non riesce ad esprimersi al meglio delle sue potenzialità.

 

Esistono in natura quattro biotipi di Nebbiolo, il Bolla (che è stato abbandonato e vietato), il Rosè, il Lampia ed il Michet.

 

Il Nebbiolo non ha una storia antichissima, se ne parla dal 1400. E’ sempre stato presente, per esempio, sulla collina torinese quando era coltivata a vite, assieme alla Freisa. Era presente anche nel Monferrato ma è stato espiantato nel dopoguerra a favore della Barbera, visto che quest’ultima garantiva maggiore produttività e migliore resistenza alle malattie

Dal 1830 circa inizia la fama del Nebbiolo in Langa, prima grazie a Cavour che, chiamando l’enologo francese Odart da i natali al Barolo e poi, verso fine ottocento, con Domizio Cavazza inizia la storia del Barbaresco.

Nel Nord del Piemonte il Nebbiolo da origine a parecchie denominazioni, alcune molto famose e storiche come Carema, Gattinara, Ghemme, Lessona. Caratteristica di questa zona, oltre ad avere  terreni con conformazioni profondamente diverse dalla Langa, è la possibilità di aggiungere al Nebbiolo altre uve autoctone come la Vespolina o la Croatina , per dare colore e frutto.

Infine il Nebbiolo è presente in Valtellina, dove recenti studi sembrano dimostrare che siano qui le origini di questo vitigno. Anche in Valtellina da risultati molto buoni con il Valtellina superiore e lo Sfursat.

 

La degustazione

 

Copia di DSC04209
DSC04197
DSC04198
DSC04200
DSC04201
DSC04202
DSC04203
DSC04204
DSC04207
DSC04209
01/10 
start stop bwd fwd

 

Roero Superiore 2003 Filippo Gallino

Molto colorato, un naso importante con molta florealità e mineralità. Violetta, fiori passiti, pepe, tabacco, a tratti dolce. Molto ricco, tannini un pochino “vivaci”, preciso e fine.

 

Barbaresco 2003 Gastaldi

Colore leggermente granato, Molto piacevole al naso con note anche fruttate ma evolute, balsamico, susina, vernice, in bocca vigoroso con tannino già ben levigato.

 

Barbaresco Santo Stefano 1998 Riserva Bruno Giacosa

Profumi molto complessi, legati alla mineralità e alla florealità: violetta, fiori passiti, liquerizia, a tratti goudron, menta. Note anche agrumate, leggermente candite. Bocca straordinaria per proporzioni ed equilibrio, tannino molto fine, vino molto gustoso, lungo. Inconfondibile lo stile.

 

Gattinara Osso san Grato 2001 Antoniolo

Naso minerale, ferroso, a tratti note di tartufo, balsamico e poi fruttato, spezie. Molto mutevole nel bicchiere. Bocca corrispondente, piacevole, non molto ricca, fresca leggermente metallica.

 

Barolo La Serra 1999 Roberto Voerzio

Netta chiusura iniziale e partenza con piccole imperfezioni, ma si apre nel bicchiere con note floreali. Molta complessità, note di tabacco, goudron, pepe, torrefazione. Molto concentrato, potente, molto dolce in bocca.

 

Bramaterra I Porfidi 2004 Sella

Naso inconfondibile, piccoli frutti, fragoline macerate, geranio, mineralità pietrosa e bocca molto sapida, fresca. Non particolarmente potente ma molto fine

 

Valtellina superiore Prestigio 2000 Triacca

Molto profumato ed elegante. Carica cromatica con flessione verso l’aranciato, naso complesso, spezie, fiori, tabacco, animale, miele. Molto elegante, in bocca è sapido con finale terroso. Naso più generoso, leggermente corto in bocca.

 

Barolo 1958 Borgogno

Vino in grande forma, nonostante l’età. Vivo, cambia molto nel bicchiere. Note ossidate di torrefazione, rabarbaro. Meglio in bocca che al naso, dove esprime una buona freschezza e un tannino molto fine, discreta la lunghezza.

 

vm

 
« InizioPrec.123456789Succ.Fine »

Pagina 1 di 9