NAMIBIA: IL VINO SCONOSCIUTO PDF Stampa E-mail

Durante un breve viaggio in Namibia, ospite dell’ente del turismo locale, oltre dover visitare innumerevoli strutture ogni giorno, stringere mani ed elargire sorrisi, sono stato coccolato con sistemazioni di assoluto livello, anche per quello che riguarda l’aspetto enogastronomico. Sono riuscito quindi a farmi un’idea, sia pur approssimativa, dello stato dell’arte del vino. Se la quasi totalità dei prodotti presenti nelle cantine di alberghi e ristoranti provengono dal confinante Sudafrica, con prezzi decisamente competitivi e una discreta qualità specialmente per quanto riguarda vini bianchi e spumanti, ho scoperto che anche in Namibia si produce vino, anche se in quantità quasi irrilevanti e assolutamente non destinate all’esportazione.

Ho avuto quindi modo di approfondire un po’ l’enologia namibiana in un breve incontro con Michael Weder, proprietario della Kristall Kellerei, una delle pochissime aziende vinicole del paese.

 

Contrariamente ad altre zone del mondo, la Namibia non presenta aree specifiche vocate alla coltivazione della vite, anche perché il paese presenta un territorio che per clima e conformazione poco si presta a tale attività. Gran parte del paese è desertico, le escursioni termiche sono notevoli, specialmente in inverno dove si passa da 0 a quasi 30 gradi, e le precipitazioni sono scarse. Le poche aziende vitivinicole sono quasi tutte ubicate sulle colline che circondano la capitale Windhoek, ad altitudini che superano i 1600 metri

 

La Kristall Kellerei ha invece sede a Omaruru (in lingua locale “latte amaro”, per l’abitudine del bestiame di nutrirsi di un’erba locale che rende il loro latte amarognolo), cittadina di dodicimila anime sulle sponde del fiume omonimo, a circa 200 chilometri a nord/ovest di Windhoek. Si tratta di una zona relativamente fertile e pianeggiante, anche se d’estate si deve per forza di cose ricorrere all’irrigazione.

Sui 4 ettari di proprietà l’azienda coltiva a cordone speronato due sole varietà di uva: il Ruby Cabernet, un incrocio tra cabernet sauvignon e carignan realizzato nel 1948 dal professor H.P. Olmo dell’Università della California, e il Colombard, una delle uve utilizzate in Francia per produrre i vini destinati a essere distillati per diventare Cognac.

VINO_NAMIBIA_01

 

Due i vini degustati, il Colombard 2010 (siamo nell’altro emisfero: si vendemmia tra febbraio e marzo!) e il Ruby Cabernet 2008.

 

Molto fresco e piacevole il Colombard (12,5%) vinificato interamente in acciaio, dal naso fresco, floreale e fruttato, semplice e immediato. Leggere note vegetali di felce introducono fiori d’acacia e biancospino, papaya, ananas e pompelmo rosa. In bocca è croccante, con buona acidità e discreta sapidità, che o rendono molto piacevole e facile da bere, anche se siamo di fronte a un vino esile che non fa della persistenza non è il suo punto di forza. Viste le sue caratteristiche di semplicità, è adatto come aperitivo – magari ammirando il tramonto sulla savana – o per accompagnare un antipasto poco strutturato.

 

Anche il Ruby Carbernet (12,5%) viene vinificato in acciaio, ma nei tini vengono (ahimè) introdotti i “chips”. Devo dire che quando Mr. Weder mi ha detto questo ho avuto un attimo di perplessità: si trattava del primo vino che degustavo prodotto con questo procedimento (almeno dichiarato) e non sono riuscito a spazzare via i pregiudizi. Il legno si sente eccome: tanto, troppo. E se il naso è sovrastato da sentori tostati che lasciano a malapena spazio a note di frutta rossa in confettura e a un leggero accenno di pepe, la bocca è quasi annientata da un tannino che definire ruvido sarebbe un eufemismo. E sebbene il produttore mi abbia detto che lo ritiene pronto solo fra un anno, credo che neanche un decennio di ulteriore affinamento riuscirà a domarlo. Superato lo choc da tannino si può raccontare di una discreta acidità e morbidezza, ma si fatica a riassaggiare il campione.

 

In conclusione, se i vini sudafricani meritano sicuramente un approfondimento e possono rivelare delle sorprese, i cugini namibiani sono da considerare delle semplici curiosità, pur nel rispetto di chi li produce con grandi sforzi cercando di domare un territorio sicuramente non facile.

 

mb          

 

 
NEBBIOLO E PINOT NERO: “VIS-A-VIS TRA TANNINI” PDF Stampa E-mail

 

Appuntamento molto importante quello svoltosi a La Morra domenica 22 novembre, che sotto il titolo di “Le Loro Maestà – Il Nebbiolo e Le Pinot Noir” ha visto l'incontro tra territori e uomini appartenenti alla summa dell'enologia mondiale.

 


I Vignaioli di Borgogna (Côte de Nuits e Beaume) sono stati ospiti dei loro colleghi di Langa per due giorni frenetici con un convegno sabato 21 (dal titolo “Cru: parola sintesi di valori”), cene, chiacchiere, scambi preziosi di idee e pensieri, amicizie nuove o rinsaldate e la degustazione di domenica che ha visto partecipare 38 aziende, equamente ripartite tra Italia e Francia.

 


“Le Loro Maestà” ha sciorinato al pubblico, numerosissimo sin dal primo mattino e con una nutrita presenza d'Oltralpe, una serie di Pinot Noir e Barolo di alto livello; se i produttori francesi hanno proposto annate come il 2006 e il 2007 con alcuni vini del decennale 1999 e addirittura un 1976 in magnum, gli italiani hanno focalizzato l'attenzione sui millesimi 2004 e 2005, con alcune chicche del 1999.

 


La degustazione lasciava ai partecipanti la massima libertà nel scegliere uno o più percorsi: confrontare le annate proposte, giocare e comparare i profumi del Nebbiolo con quelli del Pinot Noir, inoltrarsi nei meandri dei tannini delle due uve, percorrere separatamente la Côte de Nuits  o sola la Langa,  spaziando da Novello a Verduno o da Serralunga a Monforte, con qualche puntata a Treiso o nel Roero (rappresentati da due produttori), oppure lasciarsi trasportare dalla curiosità o dalla piacevolezza del gioco.

 


Vignaioli e vignerons, desiderosi di comunicare i propri vini e le proprie filosofie di produzione, erano presenti dietro ai tonneaux che facevano da banchetto, conversando e spiegando le loro storie, i loro prodotti, la differenze tra i vari terreni, millesimi, prezzi e quantità prodotte, bombardati da domande e da calici tesi alla ricerca del nettare.

 


Degustazione probabilmente unica nel suo genere proprio per la presenza dei produttori borgognoni, solitamente molto restii a lasciare le loro terre, considerando anche il fatto che solo pochi giorni fa erano impegnati a Beaune nell'annuale Esposizione Generale dei vini di Borgogna: merito anche degli organizzatori di Arte&Vino che da tempo hanno iniziato a tessere una rete collaborativa e di scambio tra queste due realtà vinicole così importanti e dai forti connotati autoctoni.

 


I VINI.

Nessuna classifica e nessun punteggio: gli intenti erano ben altri e di alto spessore; semmai confronto tra eleganza e struttura, finezza e profondità. E qui il giudizio è lasciato a chi c'era, considerando il livello molto alto di ogni vino presentato.

Sicuramente si conferma netta la differenza qualitativa tra un Premier Cru e un Grand Cru francese, avvalorata dai prezzi che ogni azienda propone; le annate 2006 e 2007, dall'andamento equilibrato, si rivelano simili ma non uguali: fruttata e più pronta la 2006, virata sul floreale e più minerale la 2007, denominatore comune la freschezza corroborata da un grado alcolico di tutto rispetto.

Hanno colpito per lunghezza, complessità e profondità il Corton Grand Cru 1999 del Domaine Bonneau du Martray, il Richebourg Grand cru 1999  di Gros Frere&Soeur,  l'Echezeaux Grand Cru 2007 di Christian Clerget, il Nuits-Saint George 1er Cru Aux Baudots 2007 di J.J.Confuron, per il raffinato mix di minerale e spezie il  Gevrey Chambertin  1er Cru  Les Champonnets 2007 di Jean Michel Guillon, il Beaune 1er Cru Les Cras 2001 dello Chateau de Chorey e l'Echezeaux Grand Cru 2006 del Domaine du Comte Liger-Belair. Questi tra i tanti da segnalare, in particolar modo per fissare l'attenzione sulle varie appellation.


 

Siamo assolutamente convinti sia della validità dell’iniziativa sia della necessità sempre più stretta di confronto, scambio, sinergia tra le realtà di questi due terroir, e  auspichiamo che questi due giorni possano anche loro evolversi e maturare nel tempo trovando altri momenti d'incontro e di sviluppo.

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 
Boca in degustazione PDF Stampa E-mail

 

Breve introduzione geografica: siamo tra la valle Sesia e il lago d’Orta, in provincia di Novara, in un pugno di cinque piccoli comuni di cui Boca è il principale e l’unico interamente contemplato; gli altri quattro (Cavallirio, Grignasco, Maggiora e Prato Sesia) sono compresi parzialmente ma non per questo in modo meno significativo. Questa piccola zona del Nord Piemonte è Boca, così come la DOC riconosciuta nel 1969 ne circoscrive i confini.

 

 

Detto questo vale la pena spendere la prima puntualizzazione: Boca è soprattutto un terroir, una piccola grande anima dell’enologia italiana capace di distinguersi per nerbo e tipicità come poche altre. Suolo di origine vulcanica, venato da scaglie porfiriche di colore rosa, da sabbie drenanti, arido e acido, è tuttavia in grado di dare vita a vini che giocano sulla sottigliezza, sulla mineralità, su sentori a tratti selvaggi ma di classe proprio perché autentiche espressioni di un terroir.

AIS Torino intesse da tempo un rapporto molto stretto con i vini di Boca, allestendo sovente eventi che focalizzino l’attenzione degli appassionati e degli operatori del settore vinicolo sui Nebbioli dell’Alto Piemonte, prima fra tutti la rassegna annuale di Villa Sassi.

Nell’ambito della rassegna Vinum 2009 si è presentata invece l’occasione di poter prendere parte a una degustazione trasversale di Boca provenienti da quattro aziende vinicole diverse, con la presenza dei produttori Christoph Künzli ed Elena Conti.

Seconda puntualizzazione: da una stessa matrice territoriale possono prendere vita vini di personalità differente e definita, senza per questo allontanarsi dall’appartenenza d’origine. Questa degustazione ne è stata la felice conferma.

 

 

AZIENDA AGRICOLA LE PIANE – BOCA BARRAGGIA (NO)

Cinque i vini in degustazione, dei quali i due più giovani facenti parte dell’era Künzli e gli altri tre messi a maturare in botte grande da Antonio Cerri e lì trovati da Christoph quando prese in mano le redini dell’azienda. Imbottigliati da quest’ultimo nel 1995, vantano pertanto una permanenza in legno che va dai 4 ai 10 anni. La scuola di Cerri, fatta di selezioni in vigna e lunghi invecchiamenti, vive ancora oggi nel lavoro di Christoph, con la sostanziale variante costituita da una pulizia di cantina di stampo più moderno. Il Boca Le Piane matura per tre anni in botte e si compone di un 85% di Nebbiolo e 15% di Vespolina: “In teoria sarei fuorilegge”, ci scherza su Christoph. “Il minimo di Vespolina previsto dal disciplinare è 20%. Ma volendo, appunto, si può fare di meglio...”

Boca DOC 2005

Rosso granato luminoso. Il naso è intenso e di immediata complessità: confettura di prugna e arancia rossa macerata, sentori speziati di pepe nero, variegature animali, mineralità ematica di ruggine. In bocca ha un approccio distinto da freschezza e sapidità ben contrapposte alle componenti morbide, la trama tannica è fine e stuzzicante. Non lascia indifferenti il finale di olive greche in salamoia, che regala una scia mediterranea e persistente. Annata che nell’ultima parte della stagione è stata piuttosto piovosa, ma che ha pregiudicato solo in minima parte l’ampiezza organolettica che questo vino ha nel suo potenziale.

Boca DOC 2004

Rosso granato di discreta intensità, consistenza da lacrima lenta, esprime un bouquet dai toni cupi e virili di brace e foglia di tabacco, composta di frutta rossa, limatura di ferro e polvere da sparo. Una santabarbara olfattiva... Durante la permanenza nel bicchiere si fa largo un fresco sentore agrumato di pompelmo che conferisce al naso ulteriore eleganza e ne ingentilisce in parte il profilo.All’assaggio è di una bevibilità assoluta, intima sinergia tra freschezza acida, tannini perfettamente metabolizzati, sapidità vagamente sulfurea. Persistente, armonico, scia di chiusura che dopo lievi sentori di oliva greca volge decisamente sulla marasca matura e la confettura di prugne. Boca DOC 1991Vino di colore granato con sfumature aranciate, evidente la consistenza lungo le pareti del calice. Limpido e di bel riflesso. È il primo Cerri “dimenticato in botte” e non nascondo la curiosità nell’avvicinare il naso al bicchiere. Pompelmo, erbe balsamiche, sentori minerali di ruggine miscelati con una fine speziatura di coriandolo e pepe bianco. In bocca la freschezza è intatta, i tannini asciugano immediatamente, la morbidezza e la spalla alcolica segnano un poco il passo, ma la persistenza gusto-olfattiva è presente e netta, nella sua fresca chiusura di arancia rossa matura e tamarindo.Nonostante le contingenze particolari e la relativa trascuratezza in cantina nelle quali questo vino si è affinato, seppure in un quadro organolettico più contenuto rispecchia per filo e per segno le caratteristiche precipue del Boca, dimostrando una bevibilità ancora assolutamente gradevole e coinvolgente.

Boca DOC 1989

Il colore è rosso aranciato, leggermente velato, naso polveroso di cipria e borotalco, sentori olfattivi che virano decisamente su toni dolci di miele e cera d’api, zenzero e noce moscata.In bocca denota una certa scompostezza, con un’acidità prevaricante che perdura anche nella chiusura retronasale di gamma agrumata. Piacevole la scorza di cedro del finale, quasi un colpo di coda di quel giovane vino che fu travasato in botte per rimanerci sei anni.

Boca DOC 1985

Colore granato che sfuma verso l’aranciato, di buona limpidezza e trasparenza. Il naso è un festival dei sentori terziari: profumi ombrosi di sottobosco, fungo, cuoio ed effluvi sapidi di glutammato. Che lo si voglia credere o meno, in bocca ha un equilibrio da applauso, dai sentori misurati, senza eccessi o sbavature. È pulito, pulisce e si fa bere con assoluta e piacevole naturalezza. A fare i conti precisi sono dieci anni di botte e quattordici in bottiglia. Che dire: bentornato fra noi!

 

CANTINE DEL CASTELLO CONTI – MAGGIORA (NO)

Le sorelle Conti adottano macerazioni di 2-3 settimane, malolattica a temperatura controllata e maturazione in tonneau non nuovi per circa tre anni. Affinamento in acciaio e quindi in bottiglia. Nel nome del rispetto e della pazienza. La composizione delle uve prevede, oltre al Nebbiolo, un 20% di Vespolina e una minima parte variabile di Uva rara.

Boca DOC Il Rosso delle Donne 2004

Colore rosso granato con sfumature aranciate, trasparente, di bel riflesso. Al naso propone sentori dolci, polvere fine di cipria e polline, cioccolato al latte, noce moscata, sentori di menta ed eucalipto che ne ampliano il registro olfattivo, declinandone indiscutibilmente le proprietà al femminile. Note un poco più virili a carico della mineralità, con selce e pietra calcarea in discreta ed elegante evidenza.In bocca il vino gioca sull’equilibrio, che è quasi perfetto, freschezza e tannino sugli scudi. Sulla buona strada per definire in maniera più precisa le sue componenti morbide. La chiusura sprizza vivacità grazie a un finale agrumato e sgrassante.Merita una nota il secondo naso, in cui l’anima più insofferente del Boca viene fuori con note di caffè tostato e sentori ematici e carnosi. Mai dare le donne per scontate...

Boca DOC 1993

Rosso granato che sfuma verso l’aranciato, di bella limpidezza. Naso che oscilla tra sentori mielati e variazioni vegetali di salamoia ed erbe officinali per svoltare inaspettatamente, dopo qualche minuto nel bicchiere, verso la pesca ripiena, la nocciola tostata e la piccola pasticceria.In bocca ha un impatto giovanile, di vivida freschezza e sapidità, il frutto si affaccia delicatamente per poi sprigionarsi nel finale in un blend di miele di tarassaco e pompelmo rosa maturo. Da apprezzare nel complesso l’equilibrio gustativo di fondo.

Boca DOC 1985

Vino di colore rosso granato tendente all’aranciato, lacrime lente e archetti fitti a delinearne la consistenza. Naso che colpisce innanzitutto per una netta mineralità e un velo etereo che lentamente lascia il posto alla scorza d’agrume candita e al tabacco dolce da pipa, delineandone il carattere aristocratico.In bocca esprime un’avvolgente morbidezza, tannini maturi, freschezza ancora ben presente a puntellare la struttura signorile espressa all’olfatto. Il finale è balsamico, netto, pulito.A volerlo antropomorfizzare lo paragonerei a una giovane nobildonna di campagna. Anche in questo caso il 1985 ha regalato piacevoli sorprese.

 

ANTICO BORGO DEI CAVALLI – CAVALLIRIO (NO)

Azienda condotta da Sergio Barbaglia, uno dei primi enologi presenti nella zona di Boca e dalla figlia Silvia, tra l’altro sommelier AIS. Fondata da Mario Barbaglia nel 1946, l’azienda oggi produce circa 20.000 bottiglie di cui 4000 di Boca DOC, da terreni molto variegati morfologicamente e ricchi di sedimenti. La composizione delle uve vede un 70% di Nebbiolo, 25% di Vespolina e 5% di Uva rara.

Boca DOC 2004

Colore rosso rubino tendente al granato, dall’aspetto giovane se confrontato con i precedenti vini descritti. Il naso esprime un frutto piuttosto netto e polposo che ricorda la ciliegia matura e la confettura di lampone, insieme a tenui sentori floreali di viola e un fondo etereo di smalto che conferisce potenza all’interno di un quadro olfattivo piuttosto accondiscendente.Corrispondenza naso-bocca confermata dal frutto polposo e dalla morbidezza che esalta la struttura muscolare del vino, con un approccio gustativo diretto, che avvolge all’istante concedendosi una gradevole chiusura ammandorlata. Un vino che si discosta dai precedenti in maniera più netta, vuoi per volontà produttiva, vuoi per caratteristiche territoriali.Duemilavini 2009: tre grappoli.

 

TENUTE DEL BOCA – BOCA (NO)

Azienda agricola di Massimo Zonca che ha mosso i primi passi nel 2001. Meno di un ettaro di terreno per circa 2000 bottiglie prodotte, di cui 800 di Boca DOC. Maturazione in legno piccolo e utilizzo di un 25% di Vespolina.

Boca DOC 2004

Colore rosso granato intenso, buona consistenza, di estrazione decisa. Al naso è corposo, frutta rossa matura a tutta polpa che si chiude verso sentori più vicini alla confettura di ciliegia, sottile speziatura e scie balsamiche che conferiscono fresca eleganza senza eccedere. Anche all’assaggio domina la marasca, la prugna matura, quasi da masticare, senza picchi sensoriali ma confermandosi nella morbida rotondità.Di profilo relativamente complesso, è forse il vino che meno riconduce al terroir di Boca. Sarebbe interessante assaggiarlo fra un anno o due.

 

 

pt

 
Mouton-Rotschild in verticale PDF Stampa E-mail

 

Succede che quando si è appassionati ci si ritrovi anche al di fuori delle normali attività di delegazione, per qualche degustazione oltremodo interessante. È quello che è successo il 28 marzo: una decina di web-sommelier-amici, provenienti da un po’ tutto il nord Italia, si sono ritrovati per una verticale di Château Mouton-Rotschild. Sei annate di questo premier cru classé ultrablasonato sotto i riflettori.

 

 

 

 

Ecco com’è andata:

2001

Granato scuro, impenetrabile. Inizia abbastanza bene con note di frutta scura matura, prugna, molto peperone, belletti vari come cipria, rossetto. Poi qualche nota terziarizzata come tabacco, foglie secche. Dopo una ventina di minuti nel bicchiere si ammutolisce virando su toni di cioccolato al latte da cui non esce più. La bcca è scomposta, un po’ troppa freschezza in evidenza e tannino ancora verde. Non di particolare lunghezza, chiude amarognolo. Da rivedere, troppo giovane al momento

1997

Granato fitto, impenetrabile. Molto vegetale al naso, peperone e poco altro, alla distanza un leggero fruttato e qualche nota di tabacco. Bocca anch’essa esile, scomposta e molto corta. Annata da dimenticare a Bordeaux…

1996

Inizia con qualche puzzetta animale, sudore, per poi ripulirsi e virare verso il naso bordolese che t’aspetti da un vino di questo genere: frutta in confettura, tabacco, foglie secche, caramella balsamica, qualche accenno di peperone, china, spezie, erba tagliata, caramella mou. Anche alla distanza non si siede e continua a essere ben vivo nel bicchiere. La bocca è ben equilibrata, il tannino è ancora incisivo ma gradevole. Ottimo corpo, buona persistenza, finale piacevolmente amarognolo.

1988

Granato meno fitto dei precedenti, leggere sfumature aranciate. Anch’esso inizia con qualche puzzetta animale e note erbacee. Poi subito un gran bel sottobosco, foglie e funghi secchi, terra, note di caffè, cacao in polvere, spezie, aghi di pino, frutta in confettura, ferro caldo. Bocca vellutata, di gran classe, tannino morbido in perfetto equilibrio, ottima persistenza. Una vera goduria…

1987

Tappo, purtroppo…

1983

Granato con evidenti sfumature aranciate. Naso raffinato, orientaleggiante, inizialmente balsamico, incenso, spezie, tabacco dolce. Intramezzo di gomma bruciata e goudron per poi riprendersi con caramella alla frutta, anice, terra bagnata, eucalipoto, erbe aromatiche, genziana. Bocca gradevolissima, velluto puro, grande equilibrio e persistenza. Ottimo il ritorno gusto olfattivo e l’eleganza. Decisamente il vino più emozionante del lotto, memoria di uno stile di vinificazione che nelle ultime annate si è un po’ perso da quanto visto oggi.

La location della degustazione è stata il ristorante Olimpia di San Salvatore Monferrato, in cucina Andrea Faggion, già sommelier professionista AIS; accoglienza e cucina decisamente ottima, come sempre del resto. Prossima puntata a giugno, in scena sempre una verticale di gran cru classé, Haut Brion!

 

vm15