Home Racconti di degustazione In sede AIS Torino Vitigni Nobili II:Chenin Blanc
Vitigni Nobili II:Chenin Blanc PDF Stampa E-mail

In sede AIS Torino, nel solco degli eventi legati alla scoperta dei Vitigni Nobili, abbiamo degustato una serie di otto vini a base Chenin Blanc.

 

Lo Chenin Blanc è un vitigno a bacca bianca praticamente assente dal panorama vitivinicolo Italiano, anche se ha dato e da prova di essere poliedrico e di poter dare sia quantità sia qualità.

Infatti con lo Chenin Blanc si possono ottenere vini di pronta beva, vini spumanti, vini secchi di grande qualità e longevità, vini amabili (moelleux) e vini passiti più o meno botritizzati, anch’essi estremamente longevi.

Il vitigno è originario della Loira francese, è ben adattato a condizioni di temperatura al limite della coltivabilità e per questo, storicamente, si sono prodotti vini bianchi dolci o amabili (per ammorbidire l’acido malico prorompente del vitigno), ultimamente anche in certe denominazioni famose per i vini dolci i produttori stanno lavorando per ottenere vini secchi.

 

Schematicamente si può dire che lo Chenin Blanc o Pineau de Loire è coltivato nell’Anjou e Saumur, nella Touraine e nel Vendomois con picchi qualitativi nelle prime due denominazioni.

Anche in Francia il vitigno e la denominazione Loira sono stati, in questi anni, molto sottovalutati (esclusa l’area di Sancerre) anche per il progressivo declino del mercato dei vini dolci, da sempre simbolo della denominazione.

La perdita di visibilità (o grazie a questa) ha portato i produttori a cercare  nuove vie (per le produzioni di massa sono stati introdotti chardonnay e sauvignon, più mediatici) per risollevare le fortune di un area e di un vitigno di indubbio valore.

Negli anni, i vignaioli della Loira (forse spinti da Nicolas Joly, guru del biodinamico) hanno sposato nuovi approcci più naturali al vigneto e di conseguenza alla cantina.

Quando si parla di riconversione bio in Francia si affronta (a differenza che in Italia e altri paesi) un problema ambientale e sanitario piuttosto rilevante.

I vignaioli Francesi hanno in passato abbracciato con entusiasmo l’uso di diserbanti,  concimi chimici e pesticidi facendone un uso pesante con conseguenze sia sulla vitalità del suolo sia di ordine sanitario. L’abbandono di queste pratiche è un passo più complicato che altrove e mette in gioco sicurezze e standard produttivi.

In Loira i produttori spinti da ragioni etiche e commerciali hanno affrontato il problema già da tempo con risultati decisamente positivi.

Per ciò che riguarda le vinificazioni il panorama è molto variegato e l’unica costante è il non interventismo in cantina e il bando alle tecnologie sia chimico-enologiche (lieviti industriali, disacidificanti, gommaggi, chiarifiche, ecc.) sia fisico-meccaniche (controllo delle temperature, osmosi, evaporazione sottovuoto, filtrazioni, ecc.).

I vasi vinari utilizzati sono molteplici e in molteplici combinazioni tra loro per ogni cuvée.

 

Le AOC.

L’Anjou e Saumur hanno una aoc di ricaduta  Anjou e poi delle aoc territoriali Coteaux de l’Aubance, Anjou cote de la Loire, Savenniérs, Coteaux du Layon, Saumur, Saumur-Champigny e tre aoc comunali (per vini dolci esclusivamente) Bonnezeaux, Chaume e Quart de Chaume.

I suoli sono divisi in “Anjou Noir” composto da scisti e rocce primarie del Massicio armoricano e “Anjou Blanc”  o “Samourois” composto da rocce sedimentarie e gessoso tufacee.

La Touraine ha una aoc regionale Touraine e poi nove aoc comunali: Bourgueil, Saint-Nicolas-de-Bourgueil, Chinon, Montlouis, Vouvray, Touraine-Azay-le-Ridéau, Touraine-Amboise, Touraine-Mesland, Touraine Noble Joué.

I suoli sono caratterizzati dalla presenza maggioritaria di tufo, con intrusioni di argilla, sabbia e talvolta silice.

 

I vini ottenuti dallo Chenin Blanc sono molto riconoscibili e segnati al naso da profumi di miele e paglia bagnata e in bocca da una sapidità e acidità molto vivide malgrado quasi tutti i vini facciano la malolattica.

L’acidità rende questi vini molto gastronomici per le loro capacità sgrassanti e di pulizia della bocca, da sempre si abbinano ai caprini prodotti nelle stesse aree.

 

Abbiamo degustato.

 

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- Vouvray sec 2009, Clos Naudin.

Produttore biodinamico che come tradizione divide le sue cuvéè fra metodo classico s.a., sec, demi sec, moeullex (>40 gr/l di zucchero residuo) e moeullex reserve vini passiti talora botritizzati.

Il Vouvray sec 2009 era al naso minerale e fruttato con in evidenza agrumi e pera, floreale. In bocca sapido e molto fresco e lungo.

 

- Vin de France (Anjou) Les Nourisson 2007, Bernaudeau.

Produttore biodinamico di spicco della denominazione, il vino è ottenuto da una parcella scistosa di 0.8 ha di  viti centenarie dalle quali ricava 550 bottiglie.

Mineralità profonda di pietra focaia e citrina e salvia e fiori; poi ritorni di paglia bagnata e miele e forse un po’ di fumè. In bocca sapidità sugli scudi sorretta da una struttura possente. Giovane.

Vinificazione: pressatura e fermentazione alcolica con lieviti naturali e malolattica che è durata 12 mesi in doppia barrique usate. Affinamento per 14 mesi sulle fecce fini nelle stesse. Nessuna chiarifica e filtrazione.

 

- Savenniéres Roche-au-Moines 2008, Pierre Bise.

Mineralità di pietra focaia e agrumata e fiori; poi ritorni di paglia bagnata e miele. In bocca sapidità e freschezza sugli scudi.

Vinificazione: pressatura manuale, fermentazione alcolica e malolattica con lieviti naturali.

 

- Anjou Les Dreuilles 2005,  Domaine Garnier.

Produttore biodinamico, il vino è ottenuto da una parcella scistosa di 1.8 ha dalla quale ricava 2.000 bottiglie.

Il più anomalo dei campioni in degustazione segnato da profumi terziari in evoluzione.

Mineralità potente di pietra focaia e zolfo e idrocarburi e lana bagnata con un chè di fumè e resinoso. In bocca sapidità e freschezza bilanciate a mala pena dalla struttura glicerico estrattiva.

Vinificazione: pressatura manuale, fermentazione alcolica e malolattica con lieviti naturali in barrique da 228 lt. e affinamento sulle fecce fini senza travasi per 14 mesi. Nessuna chiarifica e leggera filtrazione prima dell’imbottigliamento

 

- Savenniéres 2002, Nicolas Joly.

Produttore ormai mitico per i sostenitori del biodinamico, personaggio molto controverso che però a rilanciato con forza la necessità di ritornare ad una agricoltura sostenibile e di terroir.

Questo vino proviene da una parcella scistosa di 5,5 ha da cui ricava 13.000 bottiglie.

Il millesimo più vecchio in mano al meno interventista dei vignaioli ha dato come risultato un vino contraddittorio dove il minerale regredisce ed escono note di distillato, di mallo di noce, frutta essiccata che si innestano in una bocca strana acido-amara, quasi magra alla degustazione.

 

- Savenniéres Coulée de Serrant 2007, Nicolas Joly.

Questo vino proviene da una parcella scistosa di 7 ha da cui ricava 18.000 bottiglie.

E’ il fratello maggiore del precedente e anche lui è contraddittorio con profumi di caramello e affumicati, miele e una bocca solida di impatto che poi vira verso toni amarognoli forse un po’ scomposta.

Vinificazione: fermentazione lenta con lieviti naturali in doppia barrique e fusti di rovere da 500 litri usati e affinamento per 6/8 mesi sulle fecce fini negli stessi contenitori.

 

- Vouvray Demì-sec 2007, Domaine Huet.

Produttore biodinamico, il vino è ottenuto da una parcella di 9 ha con suoli argillo calcarei pesanti da cui ricava 22.400 bottiglie.

Vino amabile dai profumi minerali, agrumati, di pesca, floreale in bocca la spina acida cesella gli zuccheri e lo rende bevibilissimo.

Vinificazione: fermentazione e affinamento in barrique, in tonneau (600 lt) o in tini (3000 lt) usati, per 2 mesi a bassa temperatura con lieviti naturali. L’imbottigliamento ha luogo durante il mese di aprile che segue la raccolta ed è effettuato dopo differenti travasi e una filtrazione dolce.  Zuccheri residui: 21,3 gr./lt.

 

- Quart de Chaume Quintessence 1997, Bellerive.

Vino passito botritizzato di grande fascino con al naso ancora evidente quella scia acido-citrina di tutti gli Chenin che rinfresca e li rende agili, poi si sentono gli agrumi canditi, la frutta passa, la frutta secca, il mallo di noce e le note zafferanate della botrite, il tutto innestato su una bocca rotonda ma fresca e sferzante che invoglia la beva.

 

L.F.