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| Vitigni Nobili: Aglianico |
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Sinonimi: Aglianico del Vulture, Aglianica, Ellenico, Ellanico, Uva dei cani, Agnanico di Castellaneta, Aglianicuccia, Aglianichella, Olivella di San Cosimo, Ghianna, Ghiannara, Glianico.
E’ presente in Umbria, Abruzzo, Lazio, Puglia, Sicilia, Sardegna ma è in Campania e Basilicata che esprime il meglio delle sue potenzialità. Vitigno antico di quasi certa, origine Greca da cui deriva probabilmente la matrice semantica Ellenico, Ellenica, Ellanico che con la dominazione spagnola del 1500 per la difficoltà di pronuncia del fonema “ll” da parte degli spagnoli potrebbe essere mutato in “gl” dando vita all’Aglianico.
E’ probabilmente il vitigno col quale si faceva il “Falernum” con tutti i distinguo dovuti al fatto che i vigneti antichi erano su piede franco e non erano omogenei sia nelle varietà sia nei cloni utilizzati. Alcuni ipotizzano la radice greca “aglianos” e “agliaia” rispettivamente chiaro e splendente per la colorazione meno intensa dei vini in rapporto agli altri rossi Campani oppure al termine spagnolo “llano” piano quindi uve della pianura addomesticate in contrapposizione a quelle selvatiche silvestri. Esiste in Basilicata e in Puglia la presenza di un vitigno anch’esso della famiglia degli Aglianici di antiche origini conosciuto col nome di Aglianicone, Aglianicone nero, Aglianicone bastardo che le recenti ricerche geniche hanno però accostato al Ciliegiolo. L’Aglianico è un vitigno con un ciclo produttivo/vegetativo piuttosto lunghi caratterizzato da germogliamento e fioritura precoci e invaiatura e maturazione medio tardive. Altra prova della sua antica origine è la grande variabilità fenotipica e genotipica dovuta alla propagazione per seme tipica dell’antichità. I terroir maggiormenti vocati sono in Campania: Taurasi (DOCG), il Taburno (DOC), il Falerno del Massico (DOC di nuova costituzione), in condizioni climatiche fresche l’Aglianico dà ottimi risultati anche nel Sannio Beneventano (DOC) e nel Cilento (DOC). In Basilicata nell’area vulcanica del monte Vulture (DOC). Abbiamo degustato otto campioni provenienti dalle aree più significative e da produttori che hanno reinventato con fatica negli anni un vino credendo nelle potenzialità del terroir e del vitigno. Mastrobernardino in Campania e le Cantine del Notaio in Basilicata hanno fatto da traino per un movimento di rinascita dei vini nelle rispettive aree disegnando e tracciando strade che altri hanno seguito innescando un effetto domino. Un hors cathegorie il Montevetrano di Silvia Imparato che tutti conoscono, un taglio bordolese con piccole quantità di Aglianico.
Hanno condotto la serata “Leone” Roberto Pericci e Fabio Gallo.
Aglianico del Taburno 2006 di Fontanavecchia Vinificazione con macerazione di 15 giorni a temperatura controllata e affinamento in barrique per nove mesi. Fruttato di ciliegie con mineralità di talco e cipria, fresco, equilibrato con un bel tannino sgrassante, forse un po’ amaro.
Aglianico del Vulture “Teodosio” 2006 di Basilisco Vigneti in quel di Barile su terreni vulcanici condotti a Guyot, vinificazione con macerazione di 10/20 giorni a temperatura controllata e affinamento in barrique per 12 mesi. Colore granato, al naso frutta e un sentore fresco vegetale di geranio, speziato, tabacco, humus e tostato. In bocca è fresco con un leggero tannino.
Aglianico del Vulture 2004 D’Angelo Vigneti condotti a Guyot, vinificazione con macerazione di 10 giorni e affinamento in botti per 20 mesi. Questo campione esprime una potenza e una scontrosità forse mediata dalle barrique negli altri campioni e si lascia andare verso sentori diversi e forse un po’ controversi. Chinotto o karkadè, intenso, balsamico con sentori di lattici e/o mou, china, garofano, minerale, potente e complesso. In bocca scartavetra le papille con tannino e acidità e sentori vegetali e sapidità.
Taurasi “Radici “2005 di Mastrobernardino Vigneti a Montemarano e Mirabella Eclano su argille e sabbie condotti a cordone speronato vinificazione con lunghe macerazioni e affinamento in barrique e fusti di rovere per 12/18 mesi. Ironia della sorte è il campione che ricorda di più il precedente sebbene più addomesticato con note di tostatura leggera e legni dolci però emerge il chinotto (agrume amaro?), la balsamicità eterea, il mou, il geranio e il floreale, tannino sempre importante e freschezza.
Aglianico del Vulture “La Firma” 2006 de La Cantina del Notaio Vigneti fra i comuni di Barile e Rionero in Vulture vinificato con lunghe macerazioni e maturazione in barrique nuove per 12 mesi. Campione anch’esso controverso per fittezza estrattiva e la concentrazione un po’ sopra le righe. Tostatura e caffè e cioccolata e mou e confetture e speziature. Bocca grassa e in linea con le percezioni olfattive.
Taurasi “ Vigna Macchia dei Goti” 2006 di Caggiano Vigneti in contrada Macchia dei Goti su argille condotti a cordone speronato, affinamento in barrique di rovere per 12/18 mesi. Tostatura di caffè e cioccolato amaro e fruttato di ciliegie, balsamico di rosmarino, grafite e mineralità. Bocca avvolgente e fresca e tannica.
Falerno del Massico “Camarato” 2003 di Villa Matilde Vigneti a Camarato condotti a Guyot su terreni vulcanici, vinificazione con macerazioni di 25 giorni a temperatura controllata e affinamento in barrique 1/3 nuove 1/3 secondo passaggio e 1/3 di terzo passaggio. Tostatura, caffè e cioccolato amaro, spezie, fruttato di more, grafite e mineralità. Bocca avvolgente e carnosa sempre fresca e tannino levigato.
Montevetrano 2003 di Silvia Imparato Vigneti a S.Cipriano Picentino condotti a cordone speronato e Guyot vinificazione con macerazione di 20 giorni e affinamento in barrique nuove. Composizione Cabernet Sauvignon 60%, Merlot 30%, Taurasi Aglianico 10%. Tostatura e caffè e liquerizia e tabacco con toni di fiori e frutta e balsamicità. Bocca più morbida dei precedenti, con tannini più rotondi.
L.F.
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