Home Racconti di degustazione In sede AIS Torino VIOGNER: un antico vitigno alla moda
VIOGNER: un antico vitigno alla moda PDF Stampa E-mail


Il Viognier è un vitigno tradizionale, coltivato in una delle più antiche zone viticole francesi, il Rodano Nord, ma è diventato un fenomeno di moda soltanto a partire dagli anni Novanta, quando è cominciata la sua diffusione in tutto il resto del mondo, California e Australia in particolare.

Da allora sul mercato globale sono arrivati vini con caratteri anche molto diversi tra loro che, se ne hanno diffuso la notorietà e la domanda, ne hanno forse diluito l’identità. Oggi che cos’è il Viognier? Esiste un vino-tipo riconducibile al vitigno?

 

 

 

Caratteri ampelografici

- Il Viognier ha tendenza a sviluppare un’ampia superficie fogliare; a piena maturazione, nelle esposizioni migliori, gli acini hanno un colore giallo intenso.

- Il vitigno resiste molto bene alla siccità, ma è molto sensibile all’oidio. Il rapporto fiore/frutto è nel complesso piuttosto basso: anche giunto a piena maturazione i grappoli restano piuttosto piccoli.

- Ha una buona vigoria e una polpa succosa, trasparente, che sviluppa elevati tenori zuccherini, al punto che per molto tempo è stata considerata un’ottima uva da mensa.

Non è un’uva facile da coltivare: i viticoltori lamentano spesso la sua imprevedibilità. Può maturare all’improvviso e guadagnare un grado alcolico anche in due - tre giorni, modificando in maniera importante il rapporto zuccheri/acidità (che comunque non è mai molto alta).

Secondo Georges Vernay, storico produttore di Condrieu, sono necessari almeno 10 anni perché una vite possa produrre vini di reale profondità.

Importanti anche le rese uva/vino: superati i 30 hl/ha non si può essere sicuri di ottenere una qualità elevata.

Il Viognier ha una plasticità piuttosto elevata: piantato su terreni diversi può dare vita a vini anche molto eterogenei, che vanno da caratteri floreali - fruttati molto espressivi e immediati a profili gustolfattivi decisamente sapido-minerali, tesi.

Lo stesso si può dire per la longevità: il luogo comune è che il Viognier è uno “dei pochi bianchi di alto prezzo da bere preferibilmente giovani, finché gli aromi sono inebrianti e prima di perdere l’acidità, un po’ bassa” (J. Robinson). In realtà non è affatto vero: tutto dipende dai terreni (il Viognier ama i terreni secchi e ciottolosi), dai rendimenti e dagli stili di vinificazione.

Il paradigma gustolfattivo

Colore: paglierino intenso tendente al dorato.

Olfatto: note floreali evidenti (biancospino, acacia) in gioventù, fruttato esplosivo, con nitide sensazioni di albicocca (soprattutto), pesca e un singolare carattere muschiato.

Gusto: sensazione di pienezza, anche di opulenza, con caratteristica rotondità fruttata, riproposizioni nitide di albicocca, sapidità, acidità non rilevata.

Il Viognier si è diffuso in una zona molto limitata, sulle pendici collinari a sud di Vienne, sulla sponda destra del Rodano. Storicamente il suo centro di diffusione è intorno al Comune di Condrieu, subito a sud di Ampuis, sugli ultimi lembi del Massiccio Centrale che precipitano nel Rodano.

Qui si trova l’AOC Condrieu, che comprende 220 ettari potenziali di vigneto distribuiti su 7 comuni (Condrieu, Chavanay, Limony, Malleval, Saint-Michel-sur-Rhône, Saint-Pierre-de-Boeuf, Vérin) per una lunghezza di 19 km.

All’interno di questa zona è compresa un’altra piccolissima AOC, Château-Grillet (3,4 ha). Il Viognier, inoltre, può entrare nella composizione del Côte-Rôtie, nella misura massima del 20%.

I terreni

I terreni della denominazione hanno un’esposizione che va da est al pieno sud. Il tipo di terreno più diffuso è di origine granitica, con un ottimo drenaggio e un’alta capacità di trattenere e poi trasmettere il calore del sole durante le ore notturne.

In alcune zone dell’AOC esiste poi un caratteristico tipo di suolo, qui chiamato arzelle, caratterizzato da uno strato sottile di gesso, silice e mica decomposti che si accumulano sopra la roccia madre granitica.

Le vigne storicamente più note: Côte de Bonnette, Côte de Châtillon, Vernon, Chéry (Condrieu), Colombier e Roche Coulante (Saint-Michel-sur-Rhône), Chanson (Chavanay), Volan (Malleval).

Il Condrieu è quasi sempre un vino secco. La maggior parte dei produttori vinifica con un mix di acciaio e pièce, la barrique borgognona da 228 l. Negli ultimi anni, i produttori della nouvelle vague tendono a utilizzare una percentuale sempre maggiore o totale di legno nuovo, con risultati non sempre condivisibili. Le fermentazioni sono lunghe (anche mesi) e avvengono a una temperatura tra i 18 e i 20 °C, anche in legno. Sempre più diffusa una fase prefermentativa a contatto con le bucce. Nonostante l’acidità non elevata, è molto frequente la malolattica naturale in barrique. Il vino sosta sui suoi lieviti e in genere è imbottigliato nel settembre successivo alla vendemmia.

Molto più diffuso in passato, esiste un Condrieu dolce. Nell’800 ne veniva spesso prodotta una versione muté (tipo un Malaga). Ancora negli anni ’50 era frequente anche un demi-sec, ormai quasi scomparso. In questi anni sta invece tornando in auge la produzione di vini dolci, da vendemmia tardiva (fine ottobre-inizio novembre), di vini decisamente passiti (passerillage). C’è stato anche qualche tentativo di produrre un vin de paille, come nel non lontano Jura. In genere sono vini con bassa acidità fissa, una percepibile acidità volatile, da bere giovani per godere della loro esplosività fruttata.

 

DSC07399
DSC07402
DSC07404
DSC07405
DSC07406
DSC07408
DSC07409
DSC07411
DSC07412
DSC07413
DSC07414
DSC07415
DSC07416
DSC07417
01/14 
start stop bwd fwd

 

Condrieu La Dorianne 2006 Guigal

La maison Guigal, con il nome di Château d’Ampuis, produce un’amplissima gamma di vini provenienti da tutta l’area del Rodano. La sede è ad Ampuis, nel cuore della Côte-Rôtie, nell’antico castello restaurato. Fondata da Etinenne Guigal e oggi diretta da Marcel Guigal, ha diverse linee di produzione; il top è rappresentato dai grandi Côte-Rôtie: La Turque, La Mouline, La Landonne. Allo sfruttamento di importanti vigne di proprietà affianca un’ampia attività di négoce. Superficie in vigneti di proprietà  31 ha in rosso, 9 ha in bianco. Bottiglie prodotte 92.000 dai vigneti di proprietà.

Il giallo tende già al dorato e preannuncia un vino imponente ed estroverso, che conserva però una certa eleganza. Naso intenso dove alla vaniglia e ai sentori della tostatura si sovrappongono violetta, la tipica albicocca, rosa bianca, agrumi, note cosmetiche. La bocca è grassa e calda, con una piacevole punta di amaro nel finale.

 

Côte du Rhône 2008 Domaine Gramenon

Domaine Gramenon è a Montbrison-su-Lez, nella Drôme, nel nord del Rodano Sud. L’azienda è stata fondata da Philippe e Michelle Aubery-Laurent in 1990 e in breve si è fatta notare per i suoi vini concentrati, complessi, prodotti da vecchie vigne. Philippe è scomparso in un incidente di caccia nel 1999, l’azienda è ora guidata dalla moglie. Viticoltura biologica, vini naturali, solforosa solo nella fase di assemblaggio, nessuna filtrazione. Robert Parker ha classificato Gramenon fra le migliori aziende del Rodano, al livello di Beaucastel e Fonsalette. Superficie in vigneti 6 ha

Veste giallo paglierino, il naso non spicca per intensità bensì per profondità ed eleganza. Biancospino, muschio, note minerali, agrumi e frutta candita. La bocca è avvolgente e di discreta freschezza, la piacevolezza di beva è grande. Da aspettare: sarà ancora più grande.

 

Condrieu 2005 Vidal-Fleury

Fondata nel 1781, Vidal-Fleury acquisisce presto fama internazionale internationale. Nel 1787 è visitata da Thomas Jefferson. A partire dagli anni ‘20 inizia un’attività di négoce di vini del Rodano. Negli anni ’50 diventa l’azienda leader della Côte-Rôtie. Dal 1984 appartiene alla maison Guigal, ma mantiene la sua totale autonomia produttiva. La sede è ad Ampuis.

Il giallo è paglierino. Il naso classico: violetta, pesca, albicocca, agrume maturo, cera, accenni minerali. Bocca sapida e di buona lunghezza, dalla perfetta corrispondenza gusto/olfattiva e dal finale leggermente amarognolo.

 

Viogier 2008 Yalumba

È tra le più antiche aziende australiane. Fu fondata nel 1849 da un birraio inglese del Dorset, Samuel Smith, che prima si stabilì ad Adelaide, poi acquistò un primo podere di circa 12 ettari ad Angaston, nella Barossa Valley. Lo chiamò “Yalumba”, che nella lingua aborigena significa “tutta la terra intorno”. Da allora è sempre appartenuta alla famiglia Smith. Gli ettari vitati oggi sono centinaia e le linee e i marchi di produzione decine. Celebri i vini con l’etichetta Hill-Smith Estate e Yalumba Signature Reserve.

Il tappo a vite tradisce subito la provenienza del nuovo mondo. Giallo paglierino, naso che parla di miele e piacevoli note tostate. Seguono richiami vegetali e ferrosi, quasi sulfurei. In bocca si segnala per una maggiore acidità rispetto agli altri compagni di batteria, ma manca un po' in persistenza.

 

Condrieu La Dorianne 2003 Guigal

Il giallo è di un dorato intenso, e il naso richiama subito il 2006 già degustato: intenso con note di alcicocca, fiori bianchi appassiti, cosmetico, cera, note vegetali di asparago e sbuffi minerali. La bocca è anche qui grassa e calda, e ritorna il finale amarognolo.

 

Langhe bianco Cinerino 2009 Marziano Abbona

L’azienda è nata nel 1970. Condotta da Marziano Abbona, ha sede nella borgata San Luigi, cuore del Dogliani, ma possiede vigne anche in tutte le principali zone di Langa: Barbaresco, Novello, Monforte, da cui provengono tutte le principali denominazioni del territorio. L’enologo è Beppe Caviola. Superficie in vigneti 45 ha Bottiglie prodotte 250.000 circa

Il giallo paglierino introduce un naso intenso di fiori bianchi, erbe aromatiche, albicocca, gesso. In bocca è caldo e potente, ricco e lungo, dalla buona corrispondenza. L'ennesima dimostrazione che un grande territorio può produrre un grande vino, anche da vitigni non autoctoni.

 

Condrieu Invitare 2007 Chapoutier

Chapoutier è la più importante azienda del Rodano. Ha due tipi di produzione: Sélection parcellaires, vini provenienti da vigneti di proprietà vinificati separatamente; e poi l’attività di négoce, che comprende vini di quasi tutte le denominazioni del Nord e del Sud del Rodano. La sede è a Tain-l’Hermitage. Da qualche anno Michel Chapoutier, erede dell’azienda di famiglia, ha scelto di convertire tutta la produzione alla biodinamica, un processo già realizzato per le Sélection parcellaires e in atto per il resto della gamma. Superficie in vigneti Proprietà: 28,5 ha in rosso, 6,5 ha in bianco. Négoce: 203 ha in rosso, 37 in bianco. Bottiglie prodotte 100.000 dai vigneti di proprietà, 3.000.000 négoce.

La veste è giallo paglierino. Il naso inizialmente chiuso concede poi elegante note minerali di pietra calda, albicocca sciroppata, erbe aromatiche, frutta esotica matura. Raffinato anche alla beva, caldo, gustoso e piacevolmente equilibrato. La persistenza è sottile ma quasi infinita.

 

 

Château Grillet 2005

Château-Grillet è una piccola enclave nel cuore della zona del Condrieu, che però costituisce un’AOC a se stante, coincidente con un’unica azienda. A lungo è stata la più piccola zona a denominazione di Francia: fino al 1971 contava 1,7 ha contro gli 1,8 ha della Romanée-Conti. Oggi gli ettari vitati sono 3,4, un anfiteatro esposto in pieno sud, su terreni sottili e leggeri, molto poveri, costituiti da graniti decomposti con una percettibile presenza di mica. I vigneti, che arrivano fino a 240 m di altezza, sono terrazzati e perfettamente riparati dal Bise, il vino che soffia da Nord lungo la valle del Rodano.

Il paglierino è scarico. Il naso inizialmente è apparentemente semplice e ha bisogni di tempo per esprimersi con molta eleganza e note minerali di selce e richiami al riesling, biancospino, agrume , albicocca. Fresco e molto sapido, sottile ma lunghissimo. Seppur ancora giovane, la stoffa del campione c'è tutta.