Home Racconti di degustazione In sede AIS Torino Italia 150: Verticale di Masseto
Italia 150: Verticale di Masseto PDF Stampa E-mail

La Tenuta dell’Ornellaia nasce a Bolgheri nel 1981, su iniziativa del marchese Ludovico Antinori, che seleziona una serie di appezzamenti a Bolgheri, dove piantare Cabernet sauvignon, Cabernet franc e Merlot, che in quegli anni (Sassicaia docet) si erano rivelati particolarmente adatti allo straordinario microclima costiero. Si tratta della “seconda ondata” delle aziende di Bolgheri e l’idea è progettare un vino di eccellenza, che possa stare alla pari non solo con l’ormai affermato Sassicaia, ma anche e soprattutto con i grandi bordolesi.

È una rivoluzione per il vino italiano contemporaneo. Ricerca della qualità assoluta, che passa attraverso scelte rigorose: produzione limitata in vigna, vendemmia manuale, vinificazioni separate per ciascun vigneto.

Il primo grande vino creato nella Tenuta è l’Ornellaia, classicissimo taglio bordolese, prodotto per la prima volta nel 1985. Il modo stesso di produrlo è una rivoluzione: nasce da 66 appezzamenti diversi, ciascuno vendemmiato a mano e vinificato separatamente. Vale a dire, 66 diversi vini base.

 

Il successo è immediato e raggiunge il culmine con l’annata 1998, quando Wine Spectator incorona l’Ornellaia come “miglior vino del mondo”.

 

Intanto, nel 1986, nasce il Masseto

Dal 1999, però, la storia della tenuta cambia radicalmente. In quell’anno entra a far parte dell’azionariato dell’azienda il mitico Robert Mondavi, che tre anni dopo acquista tutte le quote di Antinori e ne diventa azionista unico.

 

Nell’aprile 2002 Mondavi vende alla famiglia Frescobaldi il 50% delle azioni. La joint venture, però, non funziona: i soci americani vogliono rivedere la produzione dei vini, posizionandola su un mercato di fascia più bassa, orientato verso i grandi volumi; i Frescobaldi, invece, intendono mantenere l'accento su etichette di lusso, quelli che si definiscono vini lifestyle. Così, il 1° aprile 2005,

i Frescobaldi acquisiscono la totalità delle azioni.

L’Ornellaia torna in mani italiane.

Il clima

Nella zona di Bolgheri il clima è particolarmente mite, soprattutto in virtù dell’azione di regolatore termico del vicino Tirreno. Per questo nell’area è particolarmente

rigogliosa la vegetazione mediterranea, i cui profumi si ritrovano spesso nei vini.

Le temperature medie sono piuttosto alte, com’è tipico della costa mediterranea, ma sono mitigate dalle brezze che soffiano dalla costa verso l’interno; le colline alle spalle del Bolgherese proteggono le viti dai venti freddi che talvolta soffiano dall’entroterra.

Non per nulla si è parlato di Bolgheri come

di una “Nuova California”.

 

Produzione

Tenuta dell’Ornellaia produce quasi 800.000 bottiglie ogni anno, così suddivise:

 

  • Ornellaia Bolgheri Superiore (Cabernet s. 55%, Merlot 27%, Cabernet f. 14%, Petit Verdot 4%): 140.000 bt
  • Le Serre Nuove dell’Ornellaia Bolgheri Rosso (Merlot 60%, Cabernet s. 28%, Cabernet f. 8%, Petit Verdot 4%): 190.000 bt
  • Le Volte Igt (Sangiovese 50%, Merlot 40%, Cabernet s. 10%, da diverse zone della Toscana): 450.000 bt
  • Masseto Igt (merlot 100%): 32.000 bt

Bolgheri è appartenuto alla famiglia Della Gherardesca a partire dal 1600. Nel 1800 Guido Alberto introduce la viticoltura sui propri campi trasformandoli in vigne e negli stessi anni decide di ampliare e abbellire il cinquecentesco castello nel borgo di Bolgheri sulle rovine di una fortificazione medioevale. Diventa necessario trovare la materia prima per la realizzazione dell’opera; viene individuato un appezzamento collinare a un chilometro e mezzo dalla casa con un terreno ricco di argille, tanto da poterci realizzare mattoni. Nel punto più alto della collina viene costruita una fornace, scavata una cava di argilla ed edificata una casa, che oggi è un rudere e domina la zona circostante, circondata dalle vigne del Masseto. Dove sorgeva la fornace oggi c’è la cantina.

Su quell’appezzamento, intorno alla casa, si coltivava qualche olivo, un po’ di patate, orzo per gli animali e grano per fare il pane. Era necessario arare nella stagione giusta, quando le argille sono “in tempera” cioè né asciutte né bagnate. Nel primo caso l’aratro non entra nel terreno, nel secondo le zolle si asciugano al

sole e diventano dure come sassi o, meglio, come si diceva in Toscana, dure come massi. Da qui il nome di Masseto: un posto dove le zolle sono dure come sassi. La famiglia Antinori ereditò la collina del Masseto con il matrimonio fra Niccolò Antinori e Carlotta Della Gherardesca.

Il Masseto è un cru di 7 ettari. Il primo che intuì la potenzialità della collina del Masseto fu l’enologo russo-americano André Tchelicheff, che lavorò al progetto Masseto nei primi anni e, agli inizi degli anni ‘80, intuì che in quel terreno doveva essere piantato solo il Merlot. Nel vigneto si possono distinguere 3 microzone: in cima alla collina, a circa 120 metri slm la terra è composta da argilla sciolta e sabbia con molti ciottoli (Masseto Alto), che conferiscono eleganza. Nel Masseto Centrale, pendenza 10%, prevale l’argilla grigia, che costituisce la spina dorsale del vino; i filari più bassi (Masseto Junior) crescono su un terreno meno argilloso che dà al vino ampiezza, morbidezza, calore e avvolgenza.

La collina del Masseto è l’unica a Bolgheri in cui prevalgono nettamente le argille del Pliocene. Un’isola geologica, un po’ come i terreni di Petrus a Pomerol. Le argille sono importanti: la loro struttura permette al suolo di immagazzinare una quantità d’acqua pari al loro peso, mantenendo quindi il terreno sempre fresco. È un tipo di terreno che in estate va lavorato in superficie, in modo da ottenere la combinazione perfetta per la vite: sole per le foglie e acqua per le radici. L’uva in questo modo può crescere senza stress e in maniera progressiva, consentendo una maturazione ideale dei polifenoli

 

I filari del Masseto


I filari del Masseto sono disposti di traverso rispetto alla massima pendenza della collina. In questo modo le acque delle piogge estive penetrano lentamente nel

terreno senza dilavare in maniera violenta la superficie.

 

La forma di allevamento è il cordone speronato monolaterale; il carico di gemme e quindi la produttività può variare molto da pianta a pianta.

Il diradamento medio è del 5-10%.

La vendemmia del Merlot è rigorosamente manuale. l periodo di raccolta varia molto: nel Masseto Alto

è infatti raccolto di solito a inizio settembre, mentre le uve del Masseto Centrale sono mature fra il 20 e il 24 settembre. La vendemmia del Masseto Junior è una via di mezzo.

 

Prima di andare in diraspatrice l’uva passa una doppia selezione. Una prima table de trie controlla la qualità del singolo grappolo; poi tutti i singoli chicchi sono di nuovo riselezionati a mano da oltre 10 donne su un secondo tavolo scorrevole, per fare in modo che nessun residuo vegetale entri nelle vasche di fermentazione.

Segue la vinificazione per lotti separati, con assaggio quotidiano di ogni singola vasca in fermentazione. Ogni lotto ha il suo carattere: misurata potenza e struttura del Masseto Centrale, finezza e rigidità per il Masseto Alto,

morbidezza e calore del Masseto Jr. La temperatura di fermentazione, il numero dei rimontaggi e il tempo della macerazione possono variare da vino base a vino base e da annata a annata.

 

I 3, 4 o 5 vini base maturano in legno, separati il primo anno, per poi essere riuniti nel blend finale. Solo i lotti migliori entrano nell’assemblaggio definitivo.

Il vino così assemblato torna in barrique per il secondo anno di maturazione, durante il quale il vino riposa il più possibile senza interferenze né ulteriori interventi. Prima dell’imbottigliamento viene effettuata la scelta se effettuare o meno la chiarifica. Segue un altro anno di sosta in bottiglia. Dal momento della vendemmia all’uscita sul mercato del Masseto passano tre anni.

 

Molto più di un vino

Il primo anno di produzione è il 1986, ma il vino viene chiamato semplicemente “Merlot”. Assume il nome Masseto dalla vendemmia 1987. Da allora il Masseto è un vino di straordinario successo internazionale, al punto da diventare uno dei più ricercati vini del mondo. Le valutazioni delle guide internazionali sono altissime, fino al 100/100 attribuito all’annata 2001 (fra poco in degustazione) dalla rivista Wine Spectator.

Nel corso degli anni il Masseto diventa anche un bene rifugio, che si rivaluta nel tempo ed è oggetto di speculazione e spasmodica ricerca sul mercato internazionale delle aste.

La fama planetaria, la straordinaria costanza qualitativa e la capacità di rivalutarsi nel tempo diventando un bene d’investimento hanno permesso al Masseto di compiere un passo storico. Dal millesimo 2006, infatti, il Masseto è l’unico vino del mondo che, pur non avendo un diretto legame con gli châteaux bordolesi, è venduto en primeur in tutto il mondo dai négociant della place di Bordeaux. Circa il 20% delle assegnazioni mondiali di Masseto (6000-6400 bottiglie) è dunque oggi collocato sul mercato da 5 operatori della place di Bordeaux, al pari dei più importanti cru bordolesi. Un riconoscimento che attesta la rarità del vino e la sua appetibilità sul mercato internazionale, e che costituisce per il vino italiano un riconoscimento di grande valore.

 

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Masseto 2007 Apre con forti sentori di macchia mediterranea per poi rientrare nei canoni del merlot con sensazioni di frutta scura, spezie e belletti vari. In bocca sorprende per il tannino ruspante ed incisivo, assolutamente anomalo per un merlot in purezza. Pecca di gioventù, molte le sensazioni ancora legate al legno di affinamento, poco espressivo in ogni caso, da attendere

 

Masseto 2006 Torrefatto e maggiormente marcate le spezie al naso. Continua la forte sensazione tannica

 

Masseto 2005 Più complesso, viscerale, sensazioni di salamoia, tartufo. Tannino maggiormente setoso e lunghezza in bocca. Un vino di grandi prospettive.

 

Masseto 2001 Vino importante, giudicato 100/100 da Wine spectator. Apre con sentori variegati di frutta scura, macchia mediterranea, terriccio In bocca piacevole, lungo e ben equilibrato.

 

Masseto 1999 Naso inizialmente che vira verso gomma bruciata e altri sentori poco puliti. Si riapre ma in bocca appare leggermente slegato tra acidità e tannini. Chiude velocemente

 

Masseto 1997 Naso multidimensionale, spezie, marasca, noce In bocca succoso, lungo, piacevole. Molto bevibile