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La Vigna della Regina ha dato i suoi frutti. Sono circa cinquemila bottiglie, in gran parte di Freisa, che saranno presentate ufficialmente alla stampa specializzata e non solo a metà aprile durante il prossimo Vinitaly, la grande fiera del vino italiano che si tiene a Verona. Si chiama così da oltre un secolo, Vigna della Regina, il primo vino prodotto dentro la cinta daziaria torinese. Un ritorno alle origini che sarà salutato anche da una Doc (denominazione di origine controllata) di cui le bottiglie sabaude potranno fregiarsi a partire però solo dalla vendemmia dell’autunno prossimo.
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Torino torna così a essere una delle poche metropoli europee che può vantare una produzione di vino di qualità propria, assieme a Parigi (che ha una vigna nella zona di Montmartre) e Vienna. La vigna subalpina è quella rinata a fianco della Villa della Regina, lo stupendo edificio barocco che si trova sulle prime pendici della collina dietro la Gran Madre e sopra il liceo scientifico Segrè. Rinata non a caso, come hanno spiegato ieri mattina l’architetto Federico Fontana e Cristina Mossetti, due degli artefici del recupero di questo gioiello delle residenze sabaude. Costruita all’inizio del Seicento dal cardinal Maurizio di Savoia, poi ampliata in vari momenti con l’intervento anche di Filippo Juvarra, la villa circondata da un meraviglioso giardino all’italiana, ma anche da orti e appunto vigne, fu una delle residenze estive dei Savoia fino al 1864, quando con il trasferimento della capitale da Torino a Firenze e poi a Roma fu ceduta all’Istituto nazionale Figlie dei Militari, che ne fece un collegio. Abbandonata del tutto nei primi anni Settanta del Novecento, villa e giardini si trasformarono in una foresta selvaggia fino al 1994 quando è iniziato il recupero, oggi quasi completato. "L’idea di piantare l’uva — ha spiegato Fontana — non è stata estemporanea. Il progetto ha anzi riproposto, come parte imprescindibile della storica villeggiatura reale, il recupero dell’antica vigna, felicemente esposta a mezzogiorno, che, già presente nel Seicento, è documentata nei secoli successivi fino all’abbandono e al degrado". L’intervento è stato progressivo: prima è stata eliminata la vegetazione infestante (2003), è stato fatto lo scasso e impostato il drenaggio, rifatte le terrazzature e infine reimpiantato, nel 2005, un ettaro di vigneto. La prima vendemmia è stata nell’autunno 2008 (e sono state fatte microvinificazioni di prova in collaborazione con la facoltà di Agraria di Torino) I risultati sono stati straordinari, come ha spiegato Francesco Balbiano (dell’omonima azienda vinicola di Andezeno con 70 anni di storia alle spalle) cui è stata affidata la gestione della vigna. Sulla base della tradizione locale, sono state introdotte diverse specie di vitigni: in gran parte freisa (la doc infatti sarà Freisa di Chieri), ma anche altri più rari: la grisa roussa, il cari, il balaran, il neretto duro, la bonarda, la barbera. Adesso è arrivato il momento della verità: "Il vino, un Freisa fermo, annata 2009 è molto buono, anche perché i re potevano scegliere le posizioni migliori per le loro vigne — aggiunge Balbiano — Per noi è stata una grande soddisfazione avere un’occasione di questo genere". Aggiunge Fontana: "È anche una sfida per i torinesi: un tempo tutte le ville collinari avevano non solo il loro orto, ma anche la loro vigna. Adesso che c’è anche una Doc, chi tornerà a produrre le sue bottiglie?". Nel frattempo quelle di Vigna della Regina andranno sul mercato: ci sarà anche un’asta, sempre ad aprile, con grandi formati. E il ricavato servirà per dare un contributo ai lavori di restauro del parco, ancora da completare. |