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| Incontro con il produttore: FERDINANDO PRINCIPIANO |
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di Nadia Aliberti
Incalzante e d interessante la storia delle vigne di famiglia di Ferdinando Principiano, giovane produttore di Monforte D’alba. Negli anni ’50 le loro uve, venivano vendute sfuse ai grandi produttori e il poco vino prodotto, venduto in damigiane agli amici. Negli anni ’60 iniziano a vinificare tutta la loro produzione, in modo tradizionale, secondo le mode del tempo, ma nel 1993, quando Ferdinando termina la scuola enologica, avvia la sua produzione di ottimi barolo, non soddisfatto sceglie di rompere con il passato, l’anno 2004 è quello della svolta! Su consiglio di Roberto Voerzio, manda via il consulente e ritorna alla base: riprende in mano la lavorazione delle vigne e della cantina cambiando il suo approccio al vino. Ricerca ora un vino “puro e pulito” e ci sta riuscendo grazie alla viticoltura naturale. Abbandona i concimi chimici, i diserbanti, gli antimuffe, ha proceduto a diradamenti per ottenere rese di uva da otto etti, massimo un chilo e mezzo a pianta, ha preferito l’uso di lieviti indigeni, ha scelto lunghe fermentazioni libere dal controllo della temperatura in cantina per sostenere l’ambiente e ha optato per rimontaggi manuali, ha abbandonato gli estrattori di colore, i microssigenatori…
La storia di Ferdinando ci appassiona e ci fa apprezzare il suo coraggio. Dalle sue parole (ahinoi!) cogliamo un “sommerso” che gravita intorno al vino: industrie farmaceutiche e alti interessi di più persone che “spingono” il ritocco del vino anche dove non ce n’è bisogno! Parla del contadino che fa il vino per la sua famiglia, di anno in anno, non interessato alla conservazione lunghissima, alla bottiglia perfetta a tutti i costi, alle rese, ai giudizi dei giudici. L’ultima sfida del giovane è abbassare la presenza di solfiti: 20 mg/l nel suo barolo base versus gli 80 degli altri, ora che le cantine sono ben tenute, deve riuscirci! Cura delle cantine: solo acqua calda per le sue vasche d’acciaio e nel pensiero un ritorno al cemento… chissà! Noi, appena entrati nell’universo del vino, lo seguiremo: i suoi vini ci hanno convinto!
In degustazione il suo Barolo base 2006 SERRALUNGA, 14 gradi,rosso granato con riflessi aranciati, limpidissimo, naso floreale, rosa delicatissima, al gusto un tannino evoluto e il “mio” gusto ferroso. Dedicato al mio collega Ezio, che parla poco ma la sa lunga… Serralunga.
Tra i 6 Barolo, pausa interessantissima con una Barbera d’Alba “ la Romualda” del 2006, rosso rubino, carica di pigmenti, molto molto consistente (15.5 gradi), profumo fruttato, rotonda in bocca… mi chiedo, è questa la “Barbera che baroleggia”? Ferdinando per Lei ha scelto una resa bassissima (sotto il chilo), è stata raccolta quasi appassita, perché la famiglia era impegnata in altre vigne, beffa della natura o disegno del destino? Ci confida che non ha fatto la malolattica, viceversa non l’avrebbe imbottigliata! Solo 1400 bottiglie prodotte e io… ne ho bevuto un calice intero! Dedicata alla mia amica Roberta F.
III vino: Barolo Boscareto 2004 , Boscareto è la zona più a sud di Serralunga, poi terminano i comuni del Barolo. Due ettari di vigne, vigneti giovani di 12 anni. 80 q/ha è un barolo per tutti! Dedicato alla mia amica Maddalena V. che da semplice ospite, profana, ha colto il suo sentore di menta!Brava. Descrizione precisa di Mauro Carosso: al naso nota balsamica, frutta in confettura, gusto piacevole, tannino persistente. Mi piace, ma di più il
IV vino: Barolo Boscareto 2005, al naso c’è il gelsomino!pazzesco, mi evoca il viaggio di nozze… eravamo in Sri Lanka. Mi piace sul serio, ops!... è un 5 grappoli del 2010!ma lo sapevo!
V vino: Barolo Boscareto 2006, dedicato la mio collega Riccardo P., è quello che ti è piaciuto di più, un po’ rigido, ti assomiglia, enorme potenziale che devi ancora dare!al mio naso c’è polvere… e non passa, polvere su polvere!
VI e VII vini prelevati dalla botte: Barolo Boscareto 2009 e 2010. Il 2010 è il vino che mi dedico! È un neonato, a dirla con il mio lavoro! Colori vivaci, allegri, rubino fucsia, al naso c’è il cicles alla fragola… scusate la spontaneità, non sono ancora un sommelier “fatto”, sono lamponi e fragoline di bosco che durano tantissimo in quel calice. Sulla lingua è frizzante, lo berrei con i miei panzerotti fritti!
Al mio collega Adriano non ho dedicato alcun vino: mi dispiace! Dovrai portarmi ancora dietro (per degustazioni) alla ricerca del tuo vino! Affare fatto? Dalla sede AIS Torino
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